jui 16 2010

Chiara Vigo, il bisso e la noncuranza

Pubblicato da Roberto

di Pietro Atzeni

Non conosco di persona Chiara Vigo la conosco per la sua storia, e conosco la sua storia perché di lei mi hanno parlato l’amico, ormai mio consulente ufficiale, Walter Melis e l’amica Carla Sannia. La sua vicenda umana è legata indissolubilmente al bisso tessuto pregiato ricavato dai filamenti che secerne la Pinna Nobilis, mollusco che vive ancora in alcune zone costiere nei fondali ricchi di posidonia del mare di Sant’Antioco. Dichiarato animale in via di estinzione nel 1992 ora è nuovamente a rischio. Infatti il gasdotto che dovrebbe trasportare il metano dall’Algeria in Sardegna, usata come ponte per la penisola, e risolvere una volta per tutte i problemi energetici dell’Italia, è previsto che passi indovinate dove? Ma è ovvio nella zona più ricca di posidonia e Pinna Nobilis, con tracimazione, per effetto dell’enorme peso dei tubi, di masse enormi di fango dai fondali, e conseguente inquinamento della pianta acquatica e addio all’habitat del mollusco, al suo filamento e al bisso. Storia travagliata questa del bisso e di Chiara Vigo che dalla bellezza di trenta anni che chiede alle autorità competenti leggi adeguate a tutelare il mollusco, il suo habitat e lei, unica depositaria al mondo di questa arte antica che si perde nella notte dei tempi…

Continua a leggere

Un commento

One Response to “Chiara Vigo, il bisso e la noncuranza”

  1. Luigi- Gabrio Sauchellion 28 oct 2011 at %H:%M

    Secondo me, nel libro dell’Esodo, ebr. Shemòth, ai capitoli 25 e seguenti si trova riferimento al bisso, detto in ebraico shèsh, proprio come di un prodotto ricavato dalla Pinna Marina. Altresì non è da escludere che il ricamo a cherubini di cui si parla sempre nell’Esodo sia qualcosa di simile alle figure stilizzate ed ancestrali della signora Chiara Vigo. Il leone in bisso intrecciato nel tessuto, potente come soltanto un glifo può esserlo, ad esempio, sarebbe l’erede della civiltà fenicia che adorava Melqart, detto in greco Eracle (sì: proprio quello che la pelle di leone la indossava) e che veniva descritto in una ricchissima letteratura antica. Da una parte è molto bello che esista ancora un filamento di questa tradizione dei tessuti da re; da un’altra demoralizza molto vedere con che fatica il bello non possa invece risplendere come dovrebbe. L.-G. S.

Trackback URI | Comments RSS

Rispondi

Switch to our mobile site